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    La domenica, tutti i figli si riunivano nella casa paterna Sergiacomo, una piccola casa bianca nel quartiere “Carmine” a Penne, contornata da un giardino di sempreverdi, un ulivo secolare e una miriade di gerani posti in vasi anche occasionali. Quella casa li aveva visti crescere. Non tutti avevano messo su famiglia ma la domenica era il giorno dove tutti tornavano nella vecchia casa per passare una giornata insieme. Gli unici che non avevano incontrato l’anima gemella erano gli zii Lino e Serafina. La zia Serafina era rimasta con i suoi genitori mandando avanti la vecchia fabbrica di pasta che stava al piano inferiore della casa, e che fu costruita da nonno Raffaele e dalla nonna Mariapalma, simpaticamente chiamata “Fafina”. Per l’occasione, zia Fafina preparava “Le Rustichelle” e impastava, con la piccola gramolatrice, la semola che avanzava con le uova delle galline del suo cortile. Quell’impasto così prezioso, perché non prevedeva acqua ma solo uova, veniva poi spinto dalla vite nella campana e nella trafila di bronzo, restituendo un chitarrone ruvido degno del sugo della domenica. Dopo 90 anni, la ricetta di zia Fafina viene riproposta da Rustichella d’Abruzzo. Le Rustichelle di semola di grano duro dell’area vestina impiegano uova 100% di galline allevate a terra per un formato tipico della tradizione culinaria abruzzese.

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